Sabato 11 febbraio 2017 il centro di Siena è stato attraversato dal corteo silenzioso per ricordare i Martiri delle Foibe. Un centinaio di persone con tricolori e torce hanno reso omaggio a chi fu infoibato per la sola colpa di essere italiano.
Non sono mancati quattro buffoni che hanno provato senza successo a infangare questa bellissima giornata. Al loro starnazzare ed ai loro cori da anni ’70 va tutta la nostra indifferenza anche perché è stato chiaro fin da subito che i senesi avessero isolato in maniera del tutto autonoma questi soggetti. Gli applausi, i gesti d’approvazione e le persone che si aggregavano lungo il tragitto ne sono stati la dimostrazione.
Per noi è molto più importante porre l’accento sull’ottima riuscita del corteo, segno tangibile che nonostante 70 anni di oscurantismo culturale e politico sulla vicenda delle Foibe, ci sono tantissimi italiani che non vogliono scordare questa pagina nera della nostra Nazione.
Questo è il terzo anno che Casaggì e Gioventù Nazionale insieme a Fratelli d’Italia danno vita al corteo che si snoda per le vie del centro città per ricordare i Martiri delle Foibe. Dopo le numerose adesioni degli scorsi anni vogliamo ritornare a sventolare i tricolori per ricordare i nostri fratelli giuliano dalmati infoibati dalle truppe comuniste del Maresciallo jugoslavo Tito. Una marcia silenziosa senza simboli di alcun genere, soltanto tricolori per ricordare che in quei tragici momenti ad essere assassinati o costretti all’espatrio erano italiani, a prescindere da qualsiasi credo politico. Dopo anni in cui la storiografia e la politica hanno cercato di insabbiare quella vicenda è necessario ricordare per non banalizzare una delle storie più buie del secolo scorso. Per troppi anni sono stati coperti coloro che avevano delle responsabilità, tra cui anche alcuni reparti partigiani italiani operanti nel nord-est Italia, da coloro che avevano un interesse, Partito Comunista su tutti, a far calare il silenzio su questa vicenda. Per questo vogliamo rendere il nostro appuntamento sempre più partecipato e aperto a tutti coloro che vogliono rendere omaggio ai tanti martiri italiani senza nessuna preclusione.
ABBIAMO DECISO DI DARE IL NOSTRO CONTRIBUTO ALLA RACCOLTA FIRME CONTRO IL BUSINESS DELL'ACCOGLIENZA.
Le scellerate politiche d’accoglienza messe in atto da Renzi e Alfano prevedono l’arrivo di migliaia di immigrati, in larga parte irregolari, da destinare ai numerosi centri d’accoglienza sparsi in tutta Italia. Queste strutture servono soltanto a far arricchire le cooperative che le gestiscono con i soldi dello Stato. Attualmente le spese sostenute dai gestori dei centri d’accoglienza non sono sottoposte a rendicontazione e per questo non sappiamo come vengano effettivamente impiegate le risorse che le cooperative ricevono. In un momento in cui gli italiani si vedono tagliare i servizi e la crisi economica colpisce sempre più le nostre famiglie ci sembra assurdo che il Governo continui a finanziare questo tipo di attività a scatola chiusa. Abbiamo così aderito alla raccolta firme che mira a cambiare la legge che fino ad oggi ha consentito di maneggiare in maniera troppo disinvolta i soldi dei contribuenti, al fine di colpire chi lucra sull’immigrazione incontrollata, facendo di questo evento un vero e proprio business.
Oggi una delegazione dei militanti di CASAGGì Siena ha reso omaggio al primo caduto fascista senese: Rino Daus.
Questa mattina la Città era febbricitante, le bandiere colorano le vie, il tufo in Piazza si appresta ad assorbire i colpi fragorosi degli zoccoli dei cavalli e i contradaioli fremono per l’attesa. Non potevamo però non rivolgere un pensiero a Rino Daus caduto nel 1921 a Grosseto quando i fasci toscani tentarono, riuscendoci, di abbattere l’ultima roccaforte rossa della Toscana.
Rino era un senese di adozione, nato a Perugia nel 1900, Siena lo accolse dall’età di sette anni fino a quel 29 giugno 1921 quando, a Grosseto, durante un turno di guardia vide degli estranei ai quali intimò l’alt, essi gridarono “eja, eja, eja, alalà” e Rino gli andò incontro. Quel saluto era però la trappola ordita da coloro che vilmente lo freddarono, come era pratica ricorrente (e lo sarà anche nel futuro), a tradimento dileguandosi poi il più velocemente possibile.
Dopo quell’evento tutti i fascisti toscani si mobilitarono ed entrarono a Grosseto, occupandola e mettendo fine così allo strapotere rosso. Infatti gli iscritti al fascio locale, una decina, venivano costantemente vessati dai socialisti, comunisti e dalle istituzioni cittadine.
Rino Daus rappresenta il prototipo del militante modello: giovane, ardito, scevro da ogni arrivismo ma sposato alla causa tanto da donargli la propria vita. Quel giorno poteva starsene tranquillamente nella sua Siena a godersi l’attesa per il Palio invece decise, seppur cieco da un occhio perso in un precedente scontro a fuoco a Montalcino, di andare in soccorso dei camerati maremmani.
Il suo sacrificio è per noi esempio.
Così descrive gli eventi “La Scure” rivista ufficiale della Federazione dei Fasci Senesi:
« Rino Daus si trovava nel pomeriggio del 29 con altri compagni presso la ferrovia del paese, per vigilanza. Scorti degli individui armati, fu dato il segnale d'allarmi. Questi hanno gridato in direzione dei fascisti il grido nostro: eja, eja, eja, alalà, avanzandosi. Il povero Rino andava loro incontro. Ad un certo momento una scarica di schioppettate lo colpiva al cuore, fulminandolo. E cadeva così nel tradimento più vile che si possa immaginare e che caratterizza ormai in modo indiscutibile l'attività del partito della delinquenza italiana, formato da disertori, da ladri, da spie, da briganti. E come tali subiranno la nostra legge. »
Sabato 7 maggio si è tenuta una magnifica e intensa serata con Alain de Benoist presso Casaggì Firenze. Il tema della conferenza era il Trattato Transatlantico (TTIP) al quale l’autore ha dedicato il suo ultimo libro (Il Trattato Transatlantico), che è stato analizzato nella sua interezza. Si è partiti elencando i settori economici e sociali nei quali si avranno le ripercussioni più evidenti e più nefaste, ricordando come il TTIP, che riguarderà il 60% del PIL mondiale, ha lo scopo di ancorare – attraverso l’apertura doganale e la creazione di un grande spazio di libero scambio – le economie e le società europee al sistema americano di regole e di interessi.
Uno dei punti centrali del negoziato fra l’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America è la soluzione delle controversie in materia di investimenti. Il metodo prescelto consiste nella previsione di un arbitratointernazionale le cui parti siano le multinazionali e lo Stato ospite. Ciò significa che le multinazionali, prevalentemente made in USA, potranno citare in giudizio gli Stati se quest’ultimi non rispetteranno gli accordi presi o se, tramite leggi nazionali, modifichino alcuni punti del trattato stesso (esempio l’orario di lavoro, gli stipendi e molti altri diritti che ad oggi sono ad esclusiva volontà statale). I giudici chiamati a giudicare le possibili controversie saranno giudici privati e seguiranno la legislatura americana. Tutto ciò porterebbe ad un livellamento dei poteri all’interno di ogni singolo Stato con le multinazionali che vedrebbero i loro ruoli scalare molte posizioni arrivando ad affiancare il ruolo decisionale e legislativo dello Stato.
L’autore evidenzia un altro aspetto molto importante del TTIP: l’assoluta segretezza delle trattative. Infatti dal lontano 14/6/2013, ogni 5 mesi si tengono delle riunioni segretissime una volta a Bruxelles e una volta a Washington. Pochissimi sono coloro che hanno potuto udire e sono potuti entrare nelle segrete stanze dove venivano portate avanti le trattative. La maggior parte dei politici europei, i media, la popolazione e i giornalisti sono completamente all’oscuro. In pratica, non sappiamo chi realmente stia portando avanti i suddetti accordi. Come detto, l’obbiettivo principale del TTIP è l’abolizioni delle barriere doganali legate a un dazio economico fra Unione Europea e Stati Uniti. De Benoist evidenzia due diversi tipi di barriere doganali: il primo tipo sono le barriere doganali tradizionali, cioè quelle che una volta abbattute permetteranno lo scambio di merci attraverso l’Atlantico; l’altro tipo di barriere sono quelle invece non legate a un dazio economico, cioè tutto ciò che riguarda la vita privata di ogni singolo cittadino dell’Unione Europea.
Il TTIP metterà a repentaglio diversi settori fra cui quello dei diritti dei lavoratori, del welfare, dell’ambiente e dell’agroalimentare con l’invasioni di prodotti OGM e carni sottoposte agli ormoni della crescita (in particolare la Francia e l’Italia rischiano di perdere le denominazioni DOCG IGP DOP IGT e altre che non piacciono agli USA che vorrebbero invece liberalizzare la vendita di tali prodotti). La conclusione finale è che gli Stati Uniti imporranno il proprio volere soprattutto su quello che riguarda le libertà del cittadino. Il TTIP, infatti, nasce per subordinare definitivamente l’Europa alle volontà stabilite oltreoceano, proprio come si è già fatto ancorando la politica europea alla tecnofinanza e alle agenzie di rating, alle banche private e ai meccanismi anonimi del mercato, sempre più autoreferenziali e sempre più propensi a dettare le regole ad un mondo politico ormai ridottosi a governance, a entità burocratica e tecnica svuotata di ogni autonomia e di ogni volontà. Il TTIP ha dunque una duplice funzione: la prima è quella di rafforzare la posizione, la presenza, la pressione degli Stati Uniti sul vecchio continente; la seconda è una conseguenza della prima ed è quella diostacolare ulteriormente i dialoghi fra Unione Europea e Russia. De Benoist nel suo libro definisce il TTIP molto più di un mero patto economico, ma lo identifica come un parte integrante di quel processo di mondializzazione che sta schiacciando “come un rullo compressore” le sovranità e le identità delle Nazioni: un processo che non è soltanto prassi economica, ma anche ideologia: la volontà di omologare il mondo secondo una logica universale e schiacciante.
L’autore dedica all’Europa l’ultimo capitolo del suo libro. Dichiara che il più grande sbaglio è stato quello di “discreditare il concetto di Europa”. Alla nascita l’Europa era vista dai governi, ma soprattutto dai popoli, come un sogno, la fine delle ostilità fra Paesi, l’inizio di un lungo cammino di collaborazione economica, una strada da percorrere vicendevolmente. Oggi giorno quel sogno è svanito, e la maggior parte dell’opinione pubblica vede l’Europa, ma soprattutto le istituzioni europee, un problema, che va ad aggiungersi ai problemi che ogni singolo Stato ha e deve già affrontare. De Benoist afferma che “l’Europa è nata dall’alto e non dal basso con la creazione della Commissione che ha dato vita al resto. L’Europa è nata senza popolo. Dalla caduta dell’URSS l’idea prevalente è stata quella di allargare e non approfondire (sotto la spinta della Nato)”. Tuttavia l’Europa potrebbe uscire dal suo stato di coma e sottomissione attraverso un percorso di riappropriazione della sovranità, delle proprie tradizioni e del proprio spazio d’azione.
Siamo fermamente convinti che il voto di domenica sia necessario per dare un segnale preciso ai lobbisti ed alle multinazionali straniere che sfruttano i giacimenti di petrolio e gas presenti nel Mediterraneo. Abbiamo voluto sposare la causa del “SI” perché crediamo che attualmente le trivellazioni nel nostro mare vadano contro gli interessi italiani. La maggior parte delle aziende che gestisce le estrazioni sono straniere e sfruttano i giacimenti con dei diritti da versare nelle casse dello Stato assolutamente ridicoli! Attualmente si parla del 10% per il gas e 7% per il petrolio se pensiamo che in Guinea sono al 25% mentre in Norvegia e Russia sono al 80% capiamo subito che il Governo italiano sta facendo il gioco delle lobby straniere, favorendole e colpendo così un’azienda nazionale come ENI di cui lo Stato detiene la maggioranza delle azioni. Tale situazione non favorisce certamente la crescita industriale italiana e i posti di lavoro dei nostri connazionali. Allo stesso tempo siamo dalla parte dei pescatori italiani i quali denunciano da tempo le restrizioni e l’impossibilità di pescare in determinate aree. A ciò si collega anche il fattore ambientale, per noi non secondario. CASAGGì ha da sempre a cuore la tutela del territorio senza scadere in isterismi ed esasperazioni di cui sono vittime certi movimenti e partiti. Siamo certi che il futuro italiano debba essere segnato dallo sviluppo del turismo, dell’agricoltura e dell’industria, il tutto il più possibile in armonia con l’ambiente, quindi rigettiamo ogni forma di inquinamento non strettamente necessario alla crescita economica nazionale. Per queste ragioni abbiamo fatto quest’azione congiunta a Siena e provincia, ma il nostro impegno non si ferma qui! In questi giorni i militanti di CASAGGì Scuole, ossia i giovani delle scuole superiori che aderiscono alla nostra Comunità, sono davanti agli istituti per informare i loro coetanei sulle motivazioni di questo referendum che molto probabilmente influirà sul loro futuro. Il Governo sta facendo di tutto per boicottare il referendum, prima lo divide dalle elezioni amministrative, nonostante le spese aggiuntive, poi lo stesso Renzi invita a non andare a votare, scordandosi che il voto oltre ad essere un “diritto” é un “dovere” di ogni italiano. Ciò ci fa pensare che Renzi stia difendendo gli interessi di tutte quelle multinazionali straniere che sfruttano i nostri giacimenti a costi per loro assai convenienti. Invitiamo i nostri simpatizzanti e tutti i cittadini ad andare a votare domenica 17 aprile e votare “SI” per dire “NO” alle lobby straniere del petrolio che sfruttano i nostri governanti incapaci di definire una precisa linea di sviluppo economico per l’Italia.
Si è svolto a Siena il corteo in ricordo dei martiri delle foibe. Un centinaio i partecipanti, per un evento che ha lanciato un messaggio forte e chiaro alla città, nonostante la pioggia subito precedente alla manifestazione. Il corteo, che si è snodato per le vie del centro e in Piazza Indipendenza, ha dato esemplare dimostrazione di civiltà, di disciplina e di maturità politica, sfilando compostamente e silenziosamente. Ci riteniamo complessivamente soddisfatti della riuscita del corteo che abbiamo avuto l’onore e l’onere di organizzare fin dall’anno scorso,tanto più dopo il rifiuto del Comune di Siena di dar vita ad una commemorazione ufficiale per il Giorno del Ricordo. Ringraziamo sentitamente tutti gli esponenti di partiti e liste civiche che hanno partecipato e tutti i cittadini che hanno aderito.
Anche quest’anno si snoderà per le vie di Siena il “Corteo in ricordo dei Martiri delle Foibe”, l’appuntamento sarà per sabato 13 febbraio con partenza alle ore 18.00 da Piazza Matteotti. Gli organizzatori sono i militanti CASAGGì Siena, CASAGGì Valdichiana e Gioventù Nazionale, in una nota diffusa congiuntamente si legge che: “Dopo il grande successo dello scorso anno vogliamo riproporre il Corteo in ricordo dei Martiri delle Foibe a Siena. Ci sembra doveroso ricordare nel migliore dei modi i migliaia di italiani infoibati e tutte le famiglie costrette ad abbandonare la terra natia. Anche quest’anno sarà una marcia silenziosa senza slogan e simboli di partito, ma con decine di tricolori e fiaccole per ricordare il sacrificio di migliaia di italiani infoibati e massacrati dalle truppe del generale jugoslavo Tito sul finire della Seconda Guerra Mondiale, spesso con la connivenza di alcuni reparti partigiani italiani. Non si conosce il numero preciso delle vittime di quella carneficina. Secondo gli antifascisti è stata una semplice azione militare necessaria per abbattere il regime. In quelle cavità carsiche, in realtà, venivano infoibati gli italiani di Istria e Dalmazia (uomini, donne, anziani e bambini), a prescindere dal credo politico o dall’estrazione sociale. L’eccidio delle foibe altro non è stato se non pulizia etnica nei confronti degli italiani che non volevano abbandonare le proprie case e emigrare. L’opera sistematica di negazione di questo evento è stata perpetrata per chiari motivi di convenienza da parte dei vertici del PCI, ma anche della Democrazia Cristiana. Addirittura il Presidente Pertini andò a portare il suo saluto alla salma del Generale Tito, senza contare che tuttora in Italia vi sono strade intitolate in memoria del boia jugoslavo. Vogliamo che questo corteo sia il più partecipato possibile e per questo invitiamo tutti i partiti (senza alcuna preclusione), gli amministratori comunali e provinciali, i movimenti, le liste civiche, le associazioni e i singoli cittadini senesi a prender parte a questo evento che ci deve accomunare come italiani senza distinzioni di nessun genere. L’appuntamento è per il giorno 13 febbraio 2016 e la partenza è prevista per le ore 18.00 da Piazza Matteotti (Piazza della Posta) per poi procedere per Via di Città, Piazza del Campo e terminare in Piazza Indipendenza.
Chiunque voglia contribuire alla realizzazione può contattarci all’indirizzo mail: casaggisiena@gmail.com oppure al numero di telefono: 3341105766
Venerdì sera tante persone hanno preso parte alla presentazione del libro di Alessandro Amorese “Fronte della Gioventù – la destra che sognava la rivoluzione: la storia mai raccontata”. Nella sala dell’hotel Excelsior erano presenti venticinque persone tra le quali vi erano militanti di tre generazioni, dai più giovani a coloro che hanno vissuto gli 70’, 80’ e 90’. È stato un evento che abbiamo voluto fortemente e che a pochi mesi dalla nascita dell’avamposto senese di CASAGGì era essenziale fare per riprendere le fila di quella che è a tutti gli effetti un importante pezzo di storia della politica giovanile italiana.
L’autore, Alessandro Amorese, ha raccontato le storie, i sogni e gli aneddoti di coloro che animarono gli anni del Fronte della Gioventù, gli scontri con il partito di riferimento ossia il Movimento Sociale Italiano. La presentazione di questo libro è stato anche un momento per ricordare chi ha perso la vita per aver scelto di fare politica giovanile nel Fronte della Gioventù come i ragazzi morti nella strage di Acca Larentia o Sergio Ramelli ucciso sotto casa ucciso da un commando di persone appartenenti alla sinistra extraparlamentare.
Questa è stata la prima iniziativa culturale organizzata dai militanti di CASAGGì Siena e ci possiamo ritenere estremamente soddisfatti dalla presenza di interessati e dallo spessore della serata.
Fin dal primo giorno in cui si è costituita CASAGGì Siena abbiamo precisato che il nostro è un impegno a 360°, quindi non solo politico ma anche culturale e metapolitico. Proprio per questo abbiamo deciso di ospitare lo scrittore Alessandro Amorese nella nostra città, presso l’Hotel Excelsior (Piazza la Lizza), venerdì 15 gennaio alle ore 18.30 per presentare il suo libro: “Fronte della Gioventù”. Questo lavoro è il frutto di mesi e mesi di ricerche per ricostruire la storia del movimento giovanile di destra più grande dal dopoguerra. Abbiamo deciso di far conoscere ai senesi questa storia perché è sicuramente uno spaccato sconosciuto ai più, spesso mal raccontato e mal interpretato. La storia del Fronte della Gioventù parte dagli anni 70’ fino ad arrivare alla metà degli anni 90’, un periodo contrassegnato da battaglie politiche(e non) e iniziative partorite dalla mente di giovani militanti di destra spesso in contrasto con l’apparato del partito a cui il movimento faceva riferimento: il Movimento Sociale Italiano. Durante questa presentazione contiamo di riunire nella stessa sala tre generazioni di militanti che, anche a Siena, hanno fatto una scelta di vita controcorrente.
In questi giorni (il 7 gennaio) si ricordava la “Strage di Acca Larentia” in cui morirono tre militanti del Fronte della Gioventù: Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta uccisi difronte alla sede dove militavano da un commando di antifascisti e Stefano Recchioni ucciso da un carabiniere negli scontri che ci furono dopo l’agguato. La presentazione ci darà modo di approfondire questa vicenda e ricordare questi giovani militanti.
Questa sarà un’occasione per raccontare la storia e l’esperienza di tanti giovani degli anni 70’, 80’ e 90’ appartenenti a quella destra che, come dice il sottotitolo del libro, “sognava la rivoluzione”, ma anche per fare un’autocritica a quel mondo da cui i militanti di oggi traggono spunto per le battaglie odierne.”
Domani, 29 dicembre, ricorrono i 72 anni dal bombardamento americano su Poggibonsi. In realtà i bombardamenti, sul finire del 1943, furono due: uno il 27 e l’altro il 29, raid dettero via ad un’intensa campagna di bombardamenti che andrà avanti per tutta la primavera del ’44. La prima incursione del dicembre aveva come obiettivo la stazione che però rimase “miracolosamente” illesa, al contrario di tanti quartieri civili della cittadina. Dopo il 29 dicembre si conteranno più di cento morti, un numero impressionate di feriti e circa il 75% di edifici distrutti, una carneficina. Per la giornata di domani è stata indetta una commemorazione organizzata dall’Amministrazione Comunale a cui parteciperà anche la locale sezione dell’A.N.P.I. . Tale presenza è quantomeno inopportuna visto che i partigiani erano dalla stessa parte degli anglo-americani e che in vari occasioni erano proprio loro a fornire le coordinate di obiettivi rilevanti agli eserciti stranieri che poi provvedevano a sganciare il loro carico di morte e poco importava se nei pressi vi erano scuole, ospedali o zone residenziali. La partecipazione degli esponenti dell’associazione nazionale partigiani d’Italia sarebbe l’ennesimo schiaffo alla memoria delle vittime e dei loro parenti dopo che qualche anno fa l’ex-sindaco di Poggibonsi Coccheri (PD) dichiarò: “Dobbiamo sempre ricordare questa pagina della nostra storia, che è una delle più dolorose ma è anche una delle più alte e belle.” Parole sicuramente poco delicate, infatti ancora oggi dobbiamo capire cosa ci trovasse di “bello” in una carneficina di civili italiani.
I nostri connazionali caduti meritano rispetto e se l’A.N.P.I. vuole fare un passo verso la memoria condivisa prenda pubblicamente le distanze da quei partigiani che indirizzavano i bombardieri americani e inglesi e soprattutto smetta di ricordare soltanto ciò che gli fa più comodo (e come gli fa comodo).
FIRENZE, TANTI IN CORTEO CONTRO IL GOVERNO RENZI E L'IMMIGRAZIONE CLANDESTINA
"SOVRANITÀ" E "IDENTITÀ" LE PAROLE D'ORDINE DELLA MANIFESTAZIONE CHE SI È SVOLTA SENZA PROBLEMI, NONOSTANTE LA CONTRO MANIFESTAZIONE DEI "SOLITI ANTAGONISTI"
l sogno si è avverato: tantissime persone hanno risposto all’appello di Casaggì e Fratelli d’Italia, con Gioventù Nazionale, sfilando per le strade di Firenze al grido di PRIMA GLI ITALIANI.
Una grande mobilitazione identitaria che ha centrato l’obiettivo: rappresentare il dissenso popolare e portarlo nelle strade, per lanciare un forte messaggio al governo Renzi nella città del Premier. Il riscatto dei tantissimi italiani che il buonismo ipocrita ha lasciato indietro: una maggioranza silenziosa e stanca, composta dai tanti lavoratori che mantengono in piedi questo sistema con le proprie tasse e si vedono scavalcati nelle graduatorie per le case popolari da chi è arrivato in Italia pochi mesi prima, dalle tante famiglie indigenti che si sacrificano silenziosamente per sbarcare il lunario, dai pensionati senza più una dignità, dai residenti di quelle periferie che stanno subendo la crisi economica e la violenza di un immigrazione incontrollata che viene pagata soltanto dagli ultimi, mentre la classe politica al governo continua a sistemare gli amici degli amici nella peggiore tradizione del clientelismo italiano.
Un messaggio chiaro al governo del “Boldrini-pensiero”: per una chiusura immediata delle frontiere e l’utilizzo della nostra Marina Militare per il presidio dei confini; contro il business milionario dell’accoglienza, che sta alimentando questo traffico disumano di persone; per una politica estera che intervenga nei paesi di origine con accordi e scelte forti che possano prevenire gli esodi; contro lo Ius Soli e la cittadinanza rapida; per la reintroduzione del reato di immigrazione clandestina e l’attuazione di un piano legislativo che consenta alle forze dell’ordine di intervenire e rimpatriare; contro quella elite politica, capeggiata dal Pd, che incarna uno spirito anti-nazionale incapace di rilanciare il paese, sempre attento alle ingiustizie che avvengono dall’altra parte del mondo, ma incapace di salvaguardare i nostri anziani, i nostri esodati, le nostre partite iva e i nostri cittadini.
Una manifestazione che non ha mai, neanche per un attimo, prestato il fianco alle banalizzazioni della “guerra tra poveri” che l’estrema sinistra – nella sua contromanifestazione – sperava di affibbiarci: sappiamo perfettamente che il primo nemico è quella globalizzazione che rappresenta la causa dei processi migratori, che relega l’uomo a merce, che destabilizza le Nazioni e sopprime gli spazi di sovranità. Comprendiamo benissimo che il libero mercato ha la necessità di muovere le masse come i capitali, nella speranza di creare manodopera a basso costo ed eserciti di schiavi di riserva che abbassino i tetti salariali e gli standard sindacali dei paesi con uno stato sociale più marcato. E’ anche per questo che occorre ribadire la necessità di chiudere le frontiere e fermare questa invasione: per tutelare i nostri lavoratori, la nostra identità, il nostro futuro; per non illudere nessuno con la speranza di un avvenire che non abbiamo più neanche per noi.
Una marcia, la nostra, che ha ribadito l’assoluta necessità di riconquistare una sovranità, per tornare padroni del nostro destino: la sovranità nazionale e politica ormai subordinata alle potenze straniere, quella monetaria affossata dall’eurocrazia e dal signoraggio, quella popolare svilita da governi tecnici e premier per nomina. Uno degli striscioni firmati da Casaggì recitava: “Nazione, sangue e suolo: vivere sovrani, per non morire schiavi”. Perché questa rivoluzione sovranista deve avere il marchio della nostra identità: quella della Civiltà europea, delle nostre tradizioni, delle nostre cattedrali, delle nostre lingue, della nostra arte, della nostra cucina, della nostra agricoltura, della nostra storia. Solo così si combatte il mostro globale: riscoprendo un sano senso di appartenenza che è il solo argine al pensiero unico e all’omologazione planetaria, il solo antidoto a quella società multietnica senza punti di riferimento, senza radici e senza origini, tenuta insieme soltanto dalla frenesia del consumismo, privata di ogni riferimento di ordine superiore, liquefatta nel mare del nichilismo e delle teledipendenza. Un’identità, la nostra, che vuole rinsavire il senso di Comunità, riscoprire i legami solidali, difendere le Idee e custodire le differenze.
In piazza sventolavano centinaia di bandiere, firmate da Casaggì, riportanti il simbolo della fiaccola tricolore: un testimone stretto nel pugno, con una fiamma che simboleggia il movimento e la trasmissione dell’eterno. Lo striscione di apertura recitava ciò che riassume al meglio questa magnifica giornata di mobilitazione e passione: “Siamo lo stupendo vivere in un mondo di morti”. L’Italia più bella è questa.
Con quest’azione abbiamo voluto dimostrare che il sistema messo in atto dal Governo per salvare i banchieri a scapito dei risparmiatori è assolutamente inconcepibile e ancora una volta Renzi ed i suoi Ministri si sono messi dalla parte dei poteri forti invece che tutelare i più deboli. Il salvataggio delle quattro banche italiane (Banca Marche, Banca Etruria, Carife e CariChieti) ad opera dello Stato è stata l’ennesima pugnalata alle spalle dei cittadini. Da un giorno all’altro migliaia di italiani hanno visto polverizzare i risparmi di una vita. La loro colpa è stata quella di fidarsi della banca in cui andavano da una vita e in cui si sentivano a casa. Molti di loro non sono stati avvertiti del rischio che si celava dietro la sottoscrizione di azioni e obbligazioni subordinate, tanto da aver perso il totale del capitale investito. I contratti spesso venivano fatti firmare per aprire dei semplici conti bancari e così pensionati, giovani e padri di famiglia si sono visti derubati dei risparmi di una vita. Tale furto è stato di fatto commissionato da questo Governo amico dei Banchieri e nemico degli italiani, il Ministro Padoan con l’avallo del Presidente del Consiglio Renzi ha dato il via al cosiddetto “salvataggio” la sera quando le banche erano chiuse ed i cittadini impossibilitati a reagire in qualche modo. Il decreto Salva Banche ha interessato anche Banca Etruria, istituto la cui vicepresidenza è stata ricoperta da Pierluigi Boschi, padre del Ministro Maria Elena Boschi. Il tutto solleva qualche sospetto! Il Governo Renzi si è tolto per l’ennesima volta la maschera mostrando a tutti gli italiani che preferisce fare gli interessi dei banchieri invece che tutelare i propri cittadini. Poco importa se un pensionato ha deciso di farla finita perché non ha retto lo stress per aver perso i risparmi di una vita.
Da anni sentiamo parlare di terrorismo islamico, ultimamente di ISIS.
La prima cellula a dare il via al fenomeno fu Al Qaeda, ma soprattutto il suo leader Osama bin Laden.
Dal giorno dell’attacco alle Torri Gemelle di New York il Mondo ha scoperto il terrorismo su scala globale e soprattutto da quel giorno è nato il “terrorismo islamico”. Pian piano l’Occidente iniziò ad accomunare in maniera spesso impropria e superficiale la religione con gli atti delle cellule terroristiche. Con la nascita dell’ISIS siamo passati ad un livello superiore ossia la presenza di un fantomatico “Stato Islamico” quindi una vera e propria porzione di territorio gestito ed amministrato da terroristi. Ciò è stato possibile grazie alle così dette “primavere arabe” ed alla volontà di governi della Penisola Arabica come Qatar e Arabia Saudita che insieme agli alleati occidentali USA, Francia e Inghilterra in prima battuta hanno finanziato l’ISIS in ottica anti-Assad. Le guerre volute dagli americani in Afghanistan e Iraq che secondo costoro sarebbero servite a portare pace e democrazia in Medio Oriente,in realtà hanno solo portato bombe e zone grigie dove sono potute proliferare cellule terroristiche.
L'ISIS ha espanso i suoi confini su parte del territorio iracheno e siriano esercitando controllo politico compiendo di pari passo azioni contro yazidi ,curdi e cristiani. Tutto ciò in nome di Allah, riuscendo così a nascondendosi dietro a un culto religioso secolare e seguito da miliardi di credenti. I titoli sensazionalistici di alcuni media e gli urli di qualche “politico” opportunista hanno indotto l’opinione pubblica ad accusare tutti i musulmani di spalleggiare o comunque non condannare il terrorismo.
Giunti a questo punto non dobbiamo cadere nell’accusa generalizzata, nella logica “fallaciana” del puntare il dito contro il mondo islamico, anzi dobbiamo sostenere quei musulmani che si oppongono da sempre all’ISIS; va sostenuto il Presidente Siriano Assad e il suo alleato Vladimir Putin, ma ancor di più gli europei devono abbandonare la passività per l’azione, il servilismo per l’intraprendenza, il rifiuto delle proprie origini per una riscoperta delle radici comuni. Abbiamo quindi due fronti: uno interno che è quello più difficile ossia con noi stessi e quello esterno contro l’ISIS.
Laura Boldrini, il Presidente della Camera (o "la PresidentA" come piace a lei), rappresenta tutto ciò per cui noi combattiamo. Da quando si è messa a sedere sulla poltrona principale della Camera ha iniziato a riversare tutto il suo odio verso ciò che rappresenta l’Italia e l’italianità. Spesso ha superato abbondantemente i paletti che il suo ruolo di arbitro imparziale impongono cercando, di fatto, di influenzare l’aula e l’opinione pubblica. È sovente beatificare i flussi migratori senza considerare i risvolti negativi di tali eventi. Come se non bastasse si è autoproclamata di fatto paladina degli immigrati e dei rom ponendosi a difesa di queste due categorie, nel novembre 2014 disse: “i rom vanno valorizzati, dire che rubano è come dire che tutti gli italiani sono mafiosi” e per quanto riguarda gli immigrati nello scorso aprile dichiarò: “I nuovi partigiani sono costretti ad attraversare il Mediterraneo per arrivare qui” e poi: “lo stile di vita dei migranti sia il nostro”. Riteniamo queste frasi offensive nei confronti dei cittadini italiani che si vedono diminuire servizi, aumentare tasse e posticipare il pensionamento quando a migliaia di immigrati si concede vitto e alloggio a scatola chiusa ossia senza assicurarsi che siano realmente dei rifugiati. La signora Boldrini detesta tutto ciò che lei non approva e si spinge a dare lezioni di civiltà a destra e a manca fino a colpevolizzare quegli stati che si rifiutano di accogliere i profughi che non siano rifugiati. Qualche giorno fa accusò il Governo ungherese di Orban definendo il muro, eretto per difendere il territorio nazionale, come un “atto vergognoso e penoso" oppure è arrivata a dire che preferisce difendere i migranti piuttosto che difendere i confini di stato. Quest’ultima esternazione è quanto mai grave soprattutto se detta da una delle più alte cariche dello Stato. Chiaramente la Signora Boldrini preferisce continuare questa tratta di esseri umani invece che impedire le partenze ed evitare così morti e disgregazione sociale in Italia. Oggi è qui a Siena e noi siamo qui per far vedere che ci sono degli italiani che non si fanno prendere in giro e soprattutto per dimostrare che non accettiamo passivamente le sue lezioni buoniste.
Questa mattina i nostri militanti hanno distribuito un migliaio di volantini agli studenti dell'Istituto Sarrocchi di Siena contro la "buona scuola" di Renzi e del Ministro Giannini.
Nuovo governo, nuova Riforma della Scuola. Ogni volta è la
stessa musica: le esigenze degli studenti sono messe in secondo piano e i
problemi che affliggono il mondo dell’Istruzione restano tali e quali.
La coppia Renzi-Giannini ha partorito la “Buona Scuola”, che
ha già suscitato feroci polemiche: poche novità in merito alle decine di
migliaia di insegnanti precari e potere spropositato al Preside, vero sceriffo
della scuola: una prospettiva disarmante per i tanti Istituti nei quali questa
figura si è fatta conoscere per parzialità e faziosità. Il raccordo tra scuole
e imprese, poi, non lascia spazio all’immaginazione: si è aperta la strada
all’aziendalizzazione della scuola, sempre più soggetta ai ritmi serrati e alle
feroci regole del mercato, annientando missione educativa che la scuola
dovrebbe preservare.
Una riforma che ricalca le volontà dei “poteri forti”:
creare masse addomesticate e silenti, greggi senza identità e senza certezze,
privati delle proprie radici e dei propri miti, degli slanci e delle speranze
che ogni sana generazione dovrebbe avere.
L’edilizia scolastica, che avrebbe dovuto avere la priorità,
non sembra aver subito accelerazioni: le strutture continuano ad essere
fatiscenti, mentre sono inesistenti investimenti seri sulla ricerca e sull’aggiornamenti
degli strumenti utili all’insegnamento.
La “Buona Scuola” è la negazione di ciò che il mondo
dell’Istruzione dovrebbe essere: una comunità educante lontana dal nozionismo e
dal tecnicismo; la manifestazione di una Civiltà che affonda le radici nella
storia di Roma e di Atene, che parla la lingua di Dante, che contempla la
bellezza di Michelangelo e di Botticelli, la filosofia di Marco Aurelio e di
Gentile, la terribile voglia di scoprire la vita e di edificarla nella palestra
del pensiero e dell’azione.
Non puoi restare indifferente: è il momento di schierarsi!
Il 23 e 24 ottobre l’Ugl ricorda Filippo Corridoni a 100
anni dalla morte di uno dei padri fondatori del sindacalismo rivoluzionario
italiano e figura a cui si è ispirata la Cisnal-Ugl fin dalla sua nascita”.
Lo annuncia la segreteria generale dell’Ugl, spiegando che “l’Ugl Friuli
Venezia Giulia ha organizzato per venerdì 23 ottobre, alle ore 17, un
incontro pubblico a Trieste dal titolo ‘Noi guardiamo in alto, noi guardiamo a
Filippo Corridoni’, presso il Centro Conferenze Studio Erre in via Fabio Severo
14/b. Previsti gli interventi degli storici Mario Bozzi Sentieri e Andrea
Butturini; modera il segretario regionale dell’Ugl Friuli Venezia Giulia,
Matteo Cernigoi. Sabato 24 ottobre, alle ore 11.00, si terrà una cerimonia di
commemorazione con la partecipazione del segretario generale Ugl, Francesco
Paolo Capone, al Cippo Corridoni presso la Trincea delle Frasche, a Fogliano di
Redipuglia, dove il sindacalista perse la vita durante la Prima Guerra
Mondiale.
La figura di Corridoni, purtroppo, molto spesso è conosciuta
soltanto perché a lui sono intitolate piazze, scuole e vie in molte città
d’Italia, mentre della storia della sua vita pochi ne sono realmente a
conoscenza.
Un’esistenza, la sua, breve ma intensa, iniziata nel 1887 a Pausula, un paese
in provincia di Macerata, che egli dedicò fin da giovanissimo all’impegno come
sindacalista “rivoluzionario” tanto che per le sue idee, gli scioperi e le
manifestazioni da lui organizzati, oltre che per i suoi articoli “scottanti”
pubblicati su “La conquista” e “L’internazionale”, venne arrestato numerose
volte.
Corridoni, tra l’altro, era uno straordinario oratore che sapeva conquistare
con le sue parole chiunque lo ascoltasse. Nel 1914, dopo aver fondato con altri
compagni il Fascio rivoluzionario d’azione internazionalista, venne nuovamente
rinchiuso nel carcere di San Vittore, dove scrisse un’opera significativa dal
titolo ‘Sindacalismo e Repubblica’, nel quale è concentrato tutto il pensiero
politico e sindacale del Corridoni.
Nella premessa al testo l’autore incitò i compagni ad ottenere a tutti i costi
gli obiettivi che si erano prefissati; scriveva, infatti: “Non basta avere la
metà, bisogna raggiungerla. Siamo noi sulla buona strada o stiamo sciupando le
nostre fresche energie in viottoli senza uscite?”.
Una volta liberato, seppur molto debole per la tisi che già da qualche anno
avanzava inesorabile nel suo corpo, egli decise di partire come volontario sul
fronte. Nell’ottobre 1915, pochi giorni prima di morire, Corridoni sembrava già
prevedere quale sarebbe stata la sua fine: in una lettera ad Arturo Rossato,
infatti, scrisse: “Morirò in una buca, contro una roccia, o nella corsa di un
assalto, ma, se potrò, cadrò con la fronte verso il nemico come per andare più
avanti ancora”.
Accade proprio così: il 23 ottobre 1915, alla Trincea delle Frasche, morì col
viso rivolto verso gli austriaci e, come scrisse qualche anno dopo l’amico
Amilcare De Ambris, il suo corpo “scomparve nella mischia senza essere più
ritrovato, come nelle storie leggendarie degli eroi”.